Nov 12, 2019 Last Updated 11:15 AM, Aug 28, 2019

Prosegue il tour del presidente della Regione, Mario Oliverio, a sostegno delle ragioni del Sì al referendum costituzionale. Nella giornata di ieri, dopo l’incontro svoltosi presso la Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza, a cui ha partecipato anche l’ex presidente del Senato Franco Marini, Oliverio si è spostato a Cassano allo Jonio dove, sempre insieme all’ex presidente del Senato, ha incontrato i cittadini nel corso di una affollata manifestazione pubblica a cui hanno preso parte anche il sindaco della città, Gianni Papasso, il deputato del Pd Nicodemo Oliverio, il segretario regionale socialista Luigi Incarnato, l’ex deputato Giuseppe Aloise e il segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno. “Sono particolarmente contento -ha detto Oliverio- di essere a fianco di Franco Marini. Sono contento e lo ringrazio di cuore, perché la sua presenza qui è quella di un grande dirigente politico, di una personalità che ha dato un grande contributo ad un processo, questo sì, riformatore, che è stato quello di spingere perché grandi forze popolari ritrovassero il cammino dell’unità nel rispetto della pluralità e della ricchezza culturale e politica di ognuna. E sono contento perché anche in questo passaggio Franco Marini, con grande lucidità, ha scelto la strada del cambiamento, facendo prevalere le ragioni politiche rispetto a quelle che potevano essere profonde ed anche giustificate ragioni di un risentimento. In questa sua scelta politicamente intelligente c’è tutta la forza della ragione che deve sempre guidare un grande dirigente politico. Dico questo con amarezza, perchè in questo momento importante della vita del Paese, in cui non siamo chiamati a dare un giudizio su un governo o su chi lo guida ma sul futuro dell’Italia, non tutti hanno fatto prevalere la ragione e la lucidità politica. Domenica 4 dicembre saremo chiamati a votare per dire un Sì o un No ad una riforma importante il cui “cuore” è dato dal superamento del bicameralismo paritario e da una diversa, più chiara regolazione del rapporto fra lo Stato e le Regioni”. “Se dovesse prevalere il No -ha aggiunto il presidente della Regione- certamente non succederà la fine del mondo, ma l’Italia rimarrà ingessata, bloccata, ferma ad un palo rispetto alle democrazie più avanzate dell’Europa e del mondo. E non sarà la parte dei nostri amici che voterà No a poter rivendicare la vittoria. Non credo che ci sia in giro qualcuno che pensa che un’eventuale vittoria potranno attribuirsela Bersani e D’Alema. I veri vincitori del referendum saranno i Salvini, i Grillo, i Berlusconi e la destra. E non ci sarà più nessuno disponibile a mettere mano ad una nuova proposta di riforma. Immagino già quello che accadrà il giorno dopo un’eventuale vittoria del No: in molti si alzeranno e diranno che non è possibile riproporre una riforma su cui il “popolo sovrano” si è già pronunciato, bocciandola. E si manterrà, chissà per quanto altro tempo ancora, l’attuale stato delle cose. Il voto che esprimeremo il 4 dicembre è un voto per cambiare la Costituzione e, quindi, un voto per il nostro futuro e per il futuro dell’Italia. Tutte le forze che non sono animate da rancore o spirito vendicativo e di rivincita non possono non entrare nel merito della riforma e votare per il cambiamento. E’ questo, e non altro, il motivo che mi ha indotto a scendere in campo immediatamente dopo l’approvazione della riforma e a lanciare in Calabria i comitati per il Sì già nel mese di maggio”. “Non c’è –ha concluso Oliverio, rispondendo a quanti lo hanno accusato di aver barattato il proprio sostegno al Sì con i favori del governo e del presidente del Consiglio- nessuno scambio, nessun patto, nessuna promessa di favori. Io sono coerente con la mia storia e con le battaglie portate avanti nel corso degli anni dalla forza politica e dallo schieramento a cui mi onoro di appartenere. Per questo motivo continuerò a girare la Calabria in lungo ed in largo, fino all’ultimo minuto prima del voto. Lo faccio perché sento il dovere di dover dare il mio contributo in un passaggio importante della storia del nostro Paese. In momenti come questi è necessario stare dalla parte giusta. La Calabria che guarda al futuro deve stare dalla parte giusta per accrescere il suo peso specifico nelle scelte sul futuro del Paese. Per questo motivo sono sicuro che i calabresi si schiereranno dalla parte giusta e daranno un contributo importante all’affermazione del cambiamento e della crescita dell’Italia”.

Il presidente della Regione, Mario Oliverio, oggi pomeriggio è intervenuto alla manifestazione promossa dal Pd a sostegno della riforma costituzionale svoltasi presso il Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza. All’incontro, molto partecipato, hanno preso parte, oltre ai segretari regionale e provinciale del Pd, Ernesto Magorno e Luigi Guglielmelli, anche il deputato del Pd, Franco Bruno, il presidente della Provincia di Cosenza, Graziano Di Natale e l’ex presidente del Senato Franco Marini. Nel corso del suo breve saluto a Marini, a cui lo lega una lunga amicizia, il presidente della Giunta regionale ha rivolto un forte appello agli indecisi e a quanti sono tentati di non andare a votare. “Il 4 dicembre prossimo –ha detto Oliverio- non si vota a favore o contro Renzi o per celebrare il pre-congresso del Pd, ma per esprimere una forte spinta in direzione del cambiamento e della crescita del Paese. Votare sì significa contribuire in modo determinante alla prosecuzione del processo di cambiamento in atto. Stare dalla parte del No significa lasciare le cose come sono. Chi non andrà a votare perderà una grande occasione, che è quella di dare una forte spinta all’Italia a mettersi al passo con le democrazie più avanzate dell’Europa e del mondo”. “E’ un appuntamento troppo importante –ha concluso Oliverio- che la Calabria ed il Mezzogiorno non possono assolutamente perdere ed in cui, stando dalla parte giusta, devono essere protagonisti per acquisire maggiore peso specifico ed accrescere la propria capacità di incidere sulle scelte future del Paese.

“State tranquilli e stiano tranquilli tutti quelli che sono abituati a fare dietrologia a buon mercato: non c’è nessuno scambio, nessuna promessa, nessun patto di interesse fra me e Matteo Renzi, ma la mia profonda convinzione della necessità di una riforma costituzionale per il nostro Paese”. Ha esordito così il presidente della Regione, Mario Oliverio, rivolgendosi alla numerosissima platea di sindaci, amministratori locali e cittadini presenti alla manifestazione pubblica promossa dal Circolo locale del Pd presso le scuole medie di Amantea, nel corso della quale sono intervenuti anche il segretario provinciale del Pd, Luigi Guglielmelli e la deputata del Pd, Enza Bruno Bossio. “Quando nel mese di giugno, e quindi in tempi non sospetti, da Lamezia diedi vita ai comitati per il SI’ in tutta la Calabria -ha spiegato Oliverio- lo feci perché capii che questa è un’occasione unica ed irripetibile per mettere il nostro Paese al passo con i paesi più avanzati del mondo e dell’Europa”. Dopo aver messo in evidenza i due capisaldi fondamentali della riforma che consistono nel superamento del bicameralismo paritario e nel riordino del rapporto tra Stato e Regioni, il presidente della Giunta regionale ha ricordato i vari tentativi falliti di riformare la Costituzione compiuti nel corso degli anni e la necessità, sempre più impellente, di adeguare il nostro Paese all’Europa e al mercato globale, eliminando una volta per tutte ostacoli, lungaggini e farraginosità nell’ attività legislativa. “Se il 4 dicembre dovesse prevalere il No -ha aggiunto- tutto rimarrà come prima e noi ci ritroveremo di nuovo davanti ad un Paese bloccato ed ingessato e passerebbero almeno altri 40 anni prima che si possa ripetere il tentativo di riformarne la Costituzione. Ma davvero -si è chiesto Oliverio- c’è ancora qualcuno che crede nel fatto che, una volta bocciata l’attuale proposta di riforma e sventato il pericolo di essere mandati a casa definitivamente, i senatori si metteranno intorno ad un tavolo per dar vita, in pochi mesi, ad un’altra proposta di riforma?”. Entrando neI merito dei contenuti del referendum, Oliverio ha aggiunto: “Il tema su cui siamo chiamati ad esprimere il nostro voto è sull’ammodernamento del Paese e non su Renzi-sì o Renzi-no. Capisco la spregiudicatezza e la strumentalizzazione portata avanti dal centrodestra che cerca di cavalcare politicamente il risultato della consultazione per mandare a casa l’attuale governo e per sostituirsi ad esso, ma non riesco assolutamente a comprendere quegli amici e quei compagni, che ho stimato, stimo e continuerò a stimare lo stesso, che si prestano a questo tentativo. Né mi convince il fatto che si possa utilizzare il referendum per consumare una rivincita contro Renzi, guardando ad esso come ad un pre-congresso del Pd. Ci sarà un tempo per il congresso e uno per giudicare Renzi attraverso le elezioni. Qui si tratta di altro: occorre esprimersi nel merito di una riforma che riguarda la modernizzazione e il futuro del nostro Paese”. A questo punto il Governatore della Calabria ha parlato del ruolo che il Mezzogiorno e la nostra regione possono avere in questo importante e decisivo momento storico. “Non c’è dubbio alcuno -ha rimarcato Oliverio- che in momenti così delicati ed importanti, schierarsi dalla parte sbagliata significherebbe accentuare ulteriormente la marginalità del Mezzogiorno e della nostra regione. Per questo motivo sono convinto che il Sud e la Calabria dovranno esprimere una forte spinta in direzione del cambiamento e della crescita”. Dopo aver sottolineato il lavoro compiuto dalla giunta regionale in questi due anni di governo, “un lavoro faticoso, compiuto tutto in salita e di cui oggi si cominciano a vedere i primi frutti, che ha visto e continua a vedere resistenze enormi, il presidente della Regione ha rimarcato la necessità di spingere in direzione del rafforzamento del cambiamento “irreversibile” in atto nella vita della nostra regione e del nostro Paese. “Il 4 dicembre, all’indomani del voto referendario –ha proseguito Oliverio- non si voterà per determinare il giudizio universale, ma sarà un’occasione importante per fare andare avanti e rafforzare il fronte del cambiamento. Se vince il No avremo la responsabilità di aver riconsegnato il Paese alla compagnia dei Grillo, dei Salvini, dei Monti, dei Brunetta e dei Berlusconi che negli ultimi anni hanno avuto una parte importante nel determinare i gravi guasti che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Quando oggi vedo in Calabria alcuni di quelli che hanno governato la nostra regione negli ultimi cinque anni alzarsi in piedi ed emettere sentenze negative contro la nostra azione di governo, mi vengono i brividi. Per questo motivo è importante e necessario che la Calabria e i calabresi diano un contributo determinante al processo di cambiamento in atto”. “Se lo faremo, come sono certo –ha concluso il presidente della Giunta regionale- il giorno dopo potremo dire anche noi, con orgoglio, di aver contribuito a scrivere, con la nostra penna e con il nostro inchiostro, una pagina importante del nostro Paese. E quando si contribuisce, da protagonisti, a scrivere pagine importanti per il futuro di un Paese, si accresce notevolmente anche il proprio peso specifico e la propria capacità di incidere sulle scelte future”.

Il Presidente della Regione, Mario Oliverio, ha partecipato, nel tardo pomeriggio di oggi, alla manifestazione “Basta un Sì”, promossa dal Circolo cittadino del Pd di Siderno, che ha visto anche la partecipazione del ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia presso un noto albergo cittadino affollato da sindaci, amministratori locali, rappresentanti delle forze sindacali, sociali e culturali e cittadini. Nel corso del suo breve intervento, il presidente della Giunta regionale ha espresso apprezzamento sul lavoro che sta portando avanti il ministro e lo ha esortato a proseguire nell’ opera intrapresa di rinnovamento e semplificazione della macchina burocratica dello Stato. “Vai avanti –ha detto Oliverio, rivolgendosi direttamente al ministro Madia- perché questa è un’opera decisiva per lo sviluppo e la crescita di questo Paese, per rompere la gabbia in cui l’Italia è rimasta rinchiusa per troppo tempo. Le rappresentanze politiche passano, si alternano, ma se quella gabbia rimane, non si rompe, soffocherà sempre di più il Paese, togliendogli il respiro, come una corda che si stringe intorno al collo. Bisogna dare aria nuova all’Italia e tu stai facendo questo”. Dopodiche il Presidente della Regione ha illustrato i motivi per cui, entrando nel merito della proposta di riforma costituzionale, è necessario votare Sì al referendum il 4 dicembre prossimo “Nei passaggi decisivi della storia di un Paese, quando si è chiamati a decidere su fatti importanti che incidono sul futuro –ha sottolineato, tra l’altro, Oliverio- stare da una parte o dall’altra non è ininfluente. La Calabria oggi ha bisogno di stare dalla parte giusta. Anche per questa ragione mi sono schierato immediatamente dalla parte del Sì alla riforma costituzionale e, a giugno, ho lanciato la costituzione dei Comitati per il Sì in tutta la regione. Altro che scambio di favori a buon rendere con Renzi.  Renzi sarà giudicato dagli elettori quando ci saranno le elezioni politiche. L’ho fatto perché ritengo che stare dalla parte del cambiamento, oggi, significa lavorare per accrescere il peso specifico e il ruolo politico del Mezzogiorno e della Calabria nel Paese. Starci da protagonista per contribuire a scrivere una pagina di rinnovamento della vita del Paese, di proiezione del Paese nel futuro, significa dare un contributo al nostro territorio. “Per queste ragioni, e non per altro –ha concluso Oliverio- sono impegnato in questa campagna elettorale e per questa ragione sto girando la regione chiedendo a tutti di dare un contributo perché il 5 dicembre prossimo potremo dire, come calabresi: “c’eravamo anche noi” nell’affermazione di questo passaggio importante e decisivo per cambiare l’Italia e servire la nostra terra”.

"La Calabria è una della Regioni sottoposte a Piano di Rientro ed a Commissariamento. Tale operazione ha avuto inizio con la Giunta Loiero che nel 2009 con D.G.R. n. 752, integrata dalla D.G.R. n. 845/2009 esplicitava detto piano, affidando alla Giunta Regionale, in via esclusiva, la competenza a definire, proporre, stipulare, attuare, monitorare e rimodulare con lo Stato l’accordo per il rientro dai disavanzi, al fine di pervenire al risanamento strutturale del S.S.R., anche attraverso la ristrutturazione dei debiti contratti, il tutto in applicazione dell’art. 1 comma 180 L. 1312/2004 n. 311. 
La successiva Giunta, senza aspettare che almeno passasse un anno per verificare l’andamento del Piano di Rientro, concordava con il Governo il commissariamento della Regione Calabria che in data 30 Luglio 2010 con una Delibera del Consiglio dei Ministri nominava il Presidente pro Tempore quale Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di Rientro, il tutto seguito dalla nomina di due Sub commissari a supporto dello stesso Presidente/Commissario ad acta. La Regione Calabria iniziava uno dei periodi più difficili per il suo SSR in quanto oltre ad essere una delle Regioni in Piano di Rientro, diveniva anche Regione commissariata.
Commissariamento che si protrae ormai da circa 6 anni e che la sottopone a costante monitoraggio da parte di un Tavolo composto da Dirigenti del M.E.F. e del Ministero della Salute che verifica gli adempimenti della gestione commissariale e i livelli essenziali di assistenza.
L’analisi di tutti i verbali Ministeriali, anche alla luce dell’odierno “rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica” appena redatto dalla Corte dei Conti, nonché dei risultati indiscutibili che oggi sono sotto gli occhi di tutti, sanciscono il fallimento politico della gestione commissariale .
Sei anni di commissariamento non solo non sono serviti a risolvere alcuni annosi problemi della nostra sanità (inefficienze, duplicazioni, sprechi, localismi e casi di scarsa trasparenza) , ma li hanno paradossalmente spesso aggravati. Essi evidenziano come le buone intenzioni non siano sufficienti a surrogare alcune scelte che, in quanto politiche, appaiono necessarie per creare una inversione di tendenza reale.
I Verbali del Tavolo Tecnico, compreso quello più recente, hanno preso in considerazione tutti gli aspetti della gestione commissariale e hanno fatto, in particolare, una analisi stringente sullo stato dell’arte in merito alla erogazione dei LEA. In pratica risulta che la Calabria non garantisce i LEA e 6 anni di commissariamento non hanno sostanzialmente modificato tale situazione, aggravata dalla adozione della logica dei tagli lineari indiscriminati e dalla assenza di idee chiare sulle reali criticità e quindi sugli interventi necessari a correggerle. La stessa Corte dei Conti rileva un “tendenziale miglioramento” delle otto Regioni in Piano di Rientro con riferimento agli aspetti meramente contabili segnalando la persistenza di gravi criticità riferite alla quantità, alla tipologia ed alla qualità dei servizi.
L’analisi della cosiddetta “griglia LEA” ha impietosamente evidenziato come, delle Regioni in Piano di Rientro, la sola Calabria, accompagnata dalla Campania non è riuscita a raggiungere la soglia minima considerata accettabile (160 punti) avendo dimostrato una limitata capacità di correggere la propria situazione attestandosi su valori assolutamente critici. Infatti il punteggio complessivo dell’adempimento della griglia LEA ha mostrato un lieve ma non significativo incremento passando dai 131 punti del 2011 ai 137 punti del 2014 rimanendo come già detto molto distante dal valore di riferimento di almeno 160, evidenziando un miglioramento risibile del valore base pari al 3,8% rispetto al 22,9% , valore minimo necessario.
Ciò documenta in maniera inoppugnabile l’incapacità del commissariamento di incidere, almeno fino ad oggi, sulla situazione rilevata all’atto dell’insediamento nel 2010. In particolare l’analisi dell’attività assistenziale ospedaliera evidenzia una riduzione dei ricoveri ben maggiore di analogo fenomeno nazionale, dimostrata dal decremento del tasso standardizzato del numero di dimissioni ( indice di spedalità) che, avendo come target il valore non superiore a 160 ricoveri per mille abitanti, è sceso da 171,7 (certamente eccessivo) ad un inopportuno 139,2 come se i calabresi avessero drasticamente ridimensionato il loro fabbisogno di salute rispetto alla media degli italiani.
A tale aspetto si lega anche la contrazione del numero dei posti letto (sia totale che per acuti e sia pubblici che privati) che è passato da valori eccessivi (3,76 complessivi e 3,29 per acuti per mille abitanti) a valori paradossalmente bassi (2,89 e 2,40) ben al di sotto di quelli di riferimento nazionale. Tutto ciò ha inciso negativamente, riducendo così le possibilità di ricovero in fase acuta, cosa che impone ai PS, molto spesso, di trasferire i pazienti stessi in ospedali fuori regione aggravando il carico sociale delle famiglie che si trovano ad inseguire i propri congiunti nelle regioni limitrofe (Basilicata o in Puglia o in Sicilia). In sostanza in Calabria ci sono molto pochi posti letto realmente disponibili, peraltro frammentati e mal distribuiti.
In conseguenza di ciò, e cosa ben più grave, si è verificato l’incremento della mobilità passiva extra regionale, per cui la percentuale dei ricoveri fuori regione dei residenti (rispetto al totale dei ricoveri in regione per acuti in degenza ordinaria) è aumentata dal 17,2% del 2011 al 20,1% del 2014 (rispetto a un valore di riferimento accettabile pari a 7/8 %) per cui il più grande Ospedale dei Calabresi è fuori dalla Calabria.
Ciò significa che circa il 20% delle prestazioni assistenziali che necessitano ai calabresi essi sono costretti a chiederle a strutture collocate fuori regione con peggioramento dei costi sanitari e di quelli sociali a carico di famiglie spesso con un reddito insufficiente o in condizioni di difficoltà.
Altra situazione critica si rileva a livello della rete di Emergenza – Urgenza territoriale che si dimostra non adeguata. Anche in questo settore si è registrato un peggioramento della situazione, con riferimento ai tempi di intervento delle nostre ambulanze, per cui rispetto al valore atteso (inferiore a 18 minuti) si sono registrati tempi tra ricezione della chiamata e arrivo dei mezzi di soccorso non solo più alti ma addirittura crescenti, passando dai 24 minuti del 2012 ai 26 minuti nel 2014, il che significa che i calabresi, in situazioni gravi e di emergenza, hanno sempre minore possibilità di essere curati tempestivamente e quindi rischiano molto di più e più di prima .
In maniera assolutamente coerente, appare peggiorata anche l’assistenza territoriale, nei riguardi dei soggetti più fragili e con il maggiore bisogno assistenziale, prova ne sono:
Lo 0,13% di anziani assistiti a domicilio contro l’1,8% previsto (pari al solo 7,2% del dovuto);
Lo 0,05 per mille (vs 0,18) di posti equivalenti presso strutture semiresidenziali per disabili (pari al solo 27,7% del dovuto);
L’1,03 per mille (vs 10,2) di assistiti per la salute mentale (pari al solo 10% del dovuto).
Che documentano una gravissima insufficienza del SSR, ciò vuol dire che in Calabria manca di fatto l’assistenza domiciliare e quella “dovuta” alle fasce di popolazione più fragili (anziani – disabili – malati mentali) che gravano interamente sulle famiglie abbandonate a se stesse, che si trovano ad affrontare spesso problemi per loro insormontabili e in molti casi generatori di spese cosidette catastrofiche. Il tutto aggravato dalla carenza diffusa di posti letto per pazienti disabili e di posti letto in Hospice e/o di Hospice stessi, considerato che in Calabria ne esistono solo due, uno pubblico e uno privato. Stessa considerazione vale per l’Assistenza Domiciliare Integrata (A.D.I.) che fa della Calabria la Cenerentola anche di tutte le Regioni in Piano di Rientro.
Gravissima appare la situazione anche in tema di Prevenzione in quanto ad esempio gli screening oncologici, in programmi organizzati, hanno subito negli ultimi un ulteriore peggioramento, attestandosi su valori non accettabili. Questo a dimostrazione, qualora ve ne fosse ancora bisogno, non solo della incapacità ad incidere organizzativamente in un settore tanto delicato, ma anche a mantenere ciò che storicamente si produceva. Prova ne è che gli esami mammografici su pazienti invitati al controllo sono passati dai 20.000 del 2009 ai 7.000 del 2015, gli esami citologici sono passati da 51.000 del 2009 ai 17.800 del 2015 e gli esami per lo screening del Tumore del Colon si sono mantenuti sul valore risibile di circa 4.000. Appare quindi evidente che in Calabria non si fa più prevenzione organizzata delle malattie oncologiche, neanche quella che si faceva prima del commissariamento, il cui onere e’ di fatto direttamente scaricato e lasciato alla libera iniziativa dei cittadini calabresi.
Il persistere della inefficienza organizzativa e della mancanza di segnali di inversione di tendenza nel corso di questi sei anni è confermata anche da altri indicatori quali l’allungamento della degenza media preoperatoria (1,99 giorni attuali vs 1,73 precedenti), dalla scarsa percentuale di pazienti con più di 65 anni operati per frattura del collo del femore entro 48 ore (26,7% vs 55%) e dal persistere di un elevato numero di parti cesarei primari (24,7% vs < 20%). Tali dati confermano che gli interventi commissariali non hanno inciso per nulla sulla efficienza delle strutture ospedaliere.
Le performance di tali strutture stanno progressivamente peggiorando sia per deficit di personale che per mancanza di posti letto utili negli ospedali che realmente forniscono prestazioni. Una logica miope basata sul facile blocco del turnover e sulla riduzione indiscriminata della disponibilità di posti letto, ha portato solo ad una sterile riduzione del numero degli operatori sanitari, senza un reale piano di ridistribuzione razionale delle risorse, e del costo della forza lavoro a scapito dei servizi e delle prestazioni.
Per quanto attiene ai Piani Operativi ( P.O.) validi fino al 31/12/2015 similari considerazioni vanno fatte in relazione agli obiettivi primari, alle relative azioni, agli interventi ed agli indicatori di risultato; Essi presentano 14 obiettivi primari, 51azioni individuate ed altrettanti indicatori per i quali il Ministero ha avanzato numerose, ripetute ed a volte inutili osservazioni tese a “rivedere le azioni programmate ed a prevedere una specifica tempistica e/o specifici indicatori”.
E’ purtroppo evidente che trattasi di piani operativi di fatto inefficaci dispersi tra obiettivi, in molti casi, non strategici ne’ prioritari, tutti assolutamente da rivedere con azioni concrete, mirate e con tempistica certa, oggi ed allo stato degli atti, neanche considerata.
Infatti ed in particolare, appaiono ancora assolutamente carenti ed insufficienti :
La riorganizzazione delle reti assistenziali per le quali sono previste 12 diverse azioni e per tutte dovranno essere apportate revisioni dell’azione e/o specifica tempistica, con particolare attenzione per i punti nascita per i quali non sono state previste azioni conseguenti al riscontro della mancanza di requisiti.
La rete emergenza-urgenza per la quale sono previste 6 diverse azioni e per tutte dovranno essere apportate revisioni dell’azione e/o specifica tempistica, con particolare attenzione per l’aggiornamento della informatizzazione, la realizzazione della rete radio, la sostituzione dei mezzi, l’utilizzo del personale, l’attuazione della riorganizzazione delle centrali con riconversione di alcune e costituzione di quelle provinciali con centralizzazione delle chiamate, tutte procedure incomplete o ancora non avviate con ovvie ripercussioni sull’efficienza del servizio che appare francamente peggiorata, così come dimostrato dall’allungamento dei tempi medi di intervento.
La riorganizzazione delle reti di assistenza territoriale per la quale sono previste 4 diverse azioni e per tutte dovranno essere apportate revisioni dell’azione e/o specifici indicatori con particolare attenzione per le nuove forme di aggregazione (Associazioni Funzionali Territoriali e Unità di Cure Complesse Primarie) e per l’incremento della presa in carico di assistiti fragili per come indicato in precedenza.
La riorganizzazione della rete laboratoristica per la quale è prevista 1 sola azione ma per la quale non sono state previste azioni concrete e conseguenti né tanto meno una specifica tempistica, a parte le azioni già avviate dal Dipartimento che ha bloccato e rimodulato gare in itinere in quanto incoerenti con la nuova programmazione della rete di laboratori secondo la pianificazione regionale.
Il Dipartimento ha avviato sia un rafforzamento della SUA che una revisione di alcune gare in corso per rispettare le nuove normative entrate in vigore dal 1 gennaio 2016. Tutte le ASP e le AO hanno stipulato una convenzione con il Dipartimento delegandolo a rappresentare i rispettivi fabbisogni (delle categorie merceologiche individuate dal Ministero della Sanità) presso la SUA svolgendo la funzione di coordinamento , unificazione e standardizzazione delle esigenze con il coinvolgimento di decine di professionisti delle aziende nei tavoli tecnici secondo quella logica di sistema che deve caratterizzare la nuova fase del SSR.
In questo modo si è bloccata una gara per i reagenti di laboratorio ed il relativo service che non rispondeva alla nuova rete programmata e prevedeva oltre 100 lotti , spesso simili, senza economie di scala e con un importo a base d’asta di circa 200 milioni, dopo un complesso lavoro di revisione del fabbisogno d’intesa con i tecnici delle ASP/AO si è addivenuti a ridurre a circa 20 i lotti ed a circa 100 milioni di euro l’importo a base d’asta senza ridurre i servizi, anzi potenziandoli ed inserendo anche una nuova rete informatica che collegherà tutti i laboratori in un Laboratorio logico unico e si integrerà con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Un esempio di lotta agli sprechi senza intaccare i servizi già esistenti ma potenziandoli e garantendo anche una maggiore trasparenza ed economicità degli stessi.
La riorganizzazione delle reti per la terapia del dolore e per le cure palliative per la quale sono previste 2 diverse azioni e per tutte dovranno essere apportate revisioni dell’azione e/o della tempistica, senza alcuna garanzia di risposta certa ai pazienti oncologici, in particolare, che migrano anche per questi motivi, grazie al sottodimensionamento dell’offerta sancita con il Decreto del Commissario ad Acta n. 30/2016.
In pratica non esistono reti di fatto, nulla e’ cambiato, abbiamo assistito solo alla proclamazione di dichiarazioni di intenti, senza riuscire a tagliare costi inutili, senza ottenere alcun beneficio ne’ per i pazienti ne’ per il S.S.R. La riorganizzazione delle attività di prevenzione veterinaria e sicurezza alimentare che è sotto la direzione diretta della gestione commissariale, per la quale erano previste 13 diverse azioni e per tutte dovranno essere apportate revisioni dell’azione e/o della specifica tempistica con particolare attenzione per la organizzazione delle strutture complesse, la riorganizzazione e riqualificazione del servizio veterinario, della rete dei laboratori specifici, ma soprattutto una chiara definizione dei processi operativi omogenei nei territori ancora insufficienti.
Cresce il contenzioso con gli erogatori privati accreditati (è di ieri la notizia che impugneranno il DCA 30/2016 sulla nuova rete ospedaliera e i decreti sui budget) per il modo inefficace e discrezionale di procedere.
Per i contratti con gli erogatori privati che dovrebbero essere modificati in parte nella forma ed anche nella sostanza, con preciso riferimento alle eventuali attività extrabudget ed alle tariffe definitive che andranno riconsiderate in quanto attualmente provvisorie con aumento esponenziale del contenzioso e della conseguente e scontata ormai soccombenza della Regione Calabria.
Altra storia senza fine è la dubbia concretizzazione del protocollo di intesa tra Regione ed Università, caratterizzato dalla cronica circolazione di bozze, in parallelo a “Commissioni falsamente Paritetiche” che concordano improbabili trasferimenti di unità operative tra aziende che giuridicamente non sono ancora trasformate in un'unica azienda. Tale confusione ha raggiunto l’apoteosi sempre con il Decreto del Commissario ad Acta n. 30/2016 di riordino della rete ospedaliera che ha visto trasferire di colpo un intero Dipartimento, quello Materno Infantile, comprensivo di Terapia Intensiva Neonatale, presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Mater Domini presso la quale lo stesso DCA non prevede l’esistenza in un Pronto Soccorso. Tale scelta è stata per altro smentita pubblicamente dallo stesso Rettore per bocca del Commissario Straordinario che nel contesto di una pubblica riunione tenutasi presso il Dipartimento Salute ha dichiarato di voler “restituire” dette strutture all’azienda Ospedaliera di provenienza a riprova dell’approssimazione e della superficialità con cui la gestione commissariale, unico artefice del DCA in questione, ha affrontato il problema della riorganizzazione della Rete Ospedaliera.
In pratica questo modo di procedere allontana sia il protocollo d’intesa che la successiva integrazione tra l’Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio e l’Azienda Ospedaliero Universitaria Mater Domini.
Appare abbastanza evidente la debolezza contrattuale della gestione commissariale ed in particolare del commissario in relazione alle istanze che tendono di fatto a vanificare tale processo con azioni dilatorie ed assolutamente strumentali.
Per quanto attiene infine al 2015 si precisa che è stata effettuata una analisi dall’advisor di riferimento che ha confrontato i dati con il consuntivo 2014 e con la programmazione annuale per il 2015 stesso, stimando un disavanzo di circa 55 milioni di Euro, articolato in 11 mln per beni e servizi, 44 mln per spesa farmaci innovativi per epatite C.
Tutto ciò a dimostrare che il precario equilibrio economico della gestione commissariale viene e sarà garantito dal mantenimento della fiscalità aggiuntiva a carico dei cittadini , dal blocco del turnover del personale, ma non da interventi sui generatori strutturali della spesa, cosa francamente inaccettabile sia per la Calabria, sia per i calabresi che vedono un progressivo peggioramento del S.S.R. e della sua offerta. Abbiamo assistito ed assistiamo, ancora, non solo a tagli lineari, ma anche ad operazioni di razionamento piuttosto che di razionalizzazione, e allo svilimento della autonomia organizzativa aziendale in ogni Azienda Sanitaria ed Ospedaliera, esautorate dal loro ruolo gestionale; Assistiamo, all’appropriazione di tale ruolo da parte della gestione Commissariale che ha travalicato i limiti del suo mandato, arrivando a definire le singole strutture semplici, nel contesto di strutture complesse, a riprova di un intento teso più a soddisfare il bisogno del singolo che non quello della collettività.
Abbiamo assistito ed assistiamo tutti al fallimento di questa esperienza nella quale la gestione Commissariale, distorcendo la propria funzione, ha raggiunto livelli inauditi di discrezionalità che hanno toccato ¬¬¬l’acme nel mantenimento illogico, irrazionale di doppioni in alcune Aziende a scapito di altre. Solo una forte discontinuità e l’avvio di un vero processo di riforma del S.S.R. consentirà alla Regione Calabria ed alla politica, il recupero del suo ruolo, del ruolo di programmazione e controllo Suo proprio, che vede nel Dipartimento della Salute il naturale strumento applicativo. Solo tale approccio permetterà di trasformare una opportuna VISIONE in adeguate AZIONI finalizzate ad integrare Ospedale e territorio in un unico progetto organico teso a valorizzare fortemente le strutture territoriali, a potenziare gli Ospedali SPOKE di riferimento in un contesto in cui i tre Ospedali HUB assorgano a riferimento di fatto di ogni area, quali perni centrali di un sistema integrato che dovrà garantire adeguati servizi, per quantità e qualità, e risposte certe alle istanze ed ai bisogni dei cittadini Calabresi.
In altri termini le linee guida sulle quali non potrà non incanalarsi un efficace piano di rientro dal deficit sanitario e dei correlati programmi operativi (PO) non potranno che partire dai seguenti assunti di base.
Una visione unitaria e sistemica del SSR che superi una logica degli adempimenti solo burocratici e tracci le direttrici sulle quali risanare e rilanciare la sanità calabrese.
Il SSR dovrà ripartire da una analisi dei bisogni di salute delle popolazioni , tenendo conto della loro distribuzione nei territori e delle condizioni orografiche e della viabilità , e quindi cambiando verso alla logica fin qui adottata di definire prima la rete ospedaliera e correlatamente le reti territoriali, ristabilendo il principio che è la soddisfazione del bisogno assistenziale appropriato dei cittadini e l’efficienza gestionale che devono ispirare la programmazione regionale.
In realtà le reti assistenziali territoriali ed ospedaliere devono essere figlie di una visione unitaria ed integrata, che valorizzi le professionalità esistenti, collochi la sanità accreditata come un diverso modo di erogare prestazioni pubbliche e quindi sottoposto ai vincoli programmatori regionali, premi il merito e la capacità di innovazione.
Occorre che negli ospedali HUB ed in quelli SPOKE siano previste tutte le funzioni assistenziali ed organizzative cosi come definito dal DM 70/2015 sugli standard ospedalieri e che i reparti raggiungano quei livelli dimensionali e di equilibrata distribuzione necessari anche a garantire qualità assistenziale e sostenibilità economica.
In questa nuova e più concreta prospettiva di cambiamento e discontinuità, la riorganizzazione del SSR sarà il risultato di un pieno coinvolgimento delle istituzioni calabresi, delle forze politiche e sociali, delle associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini e dei pazienti , dei professionisti del SSR, dei MMG e pediatri di libera scelta, delle associazioni rappresentative delle imprese della sanità accreditata, del terzo settore, degli ordini dei medici e delle associazioni delle farmacie, in sostanza della società nel suo complesso.
Affinché la programmazione non rimanga un mero atto amministrativo ma si traduca in cambiamento e miglioramento dell’efficienza e della qualità assistenziale occorre coinvolgere gli attori del cambiamento fin dall’inizio a partire dagli operatori e dai Direttori Generali delle Aziende sanitarie, numerosi i gruppi di lavoro attivati che coinvolgono centinaia di dipendenti del SSR oltre a quelli provvisoriamente utilizzati presso il Dipartimento.
Stimolarli ad una collaborazione positiva come sta facendo il Dipartimento Regionale con le Aziende del SSR valorizzandone l’autonomia ma in una logica di sistema è la strada corretta ed efficace. I primi risultati concreti come nel caso della nuova gara sui laboratori e più in generale sulla centralizzazione degli acquisti presso la SUA in attuazione alle recenti disposizioni di legge costituiscono un esempio positivo da consolidare(Cardiochirurgia di Reggio C. e Pet) e sviluppare ulteriormente garantendo trasparenza e riduzione degli sprechi e delle inefficienze.
Anche sugli investimenti ex art 20 ed alla loro programmazione , che non è un fatto tecnico ma di politica sanitaria e sociale che ha ricadute complessive sullo sviluppo economico della nostra realtà, la Regione vuole far sentire la propria voce dal momento che non solo ha investito risorse rilevantissime e competenze regionali nella costruzione dei tre nuovi ospedali (Vibo Valentia, Sibari e Gioia Tauro).Sin dal suo insediamento l’attuale Governo regionale sta monitorando l’andamento delle procedure per addivenire prima possibile all’apertura dei cantieri.
Anche nella giornata di ieri un nuovo incontro presso la nostra sede a Roma con l’amministratore giudiziario della Tecnis sulla vicenda riguardante i presidi di Sibari e Gioia Tauro e nei prossimi giorni pensiamo di riattivare i procedimenti con la sottoscrizione dei protocolli di legalità.
Mentre per il presidio di Vibo è già aperta la Conferenza dei servizi e già nelle settimane scorse sono stare allineate le progettazioni riguardanti le opere complementari per la messa in sicurezza del sito e la viabilità,mentre l’Arpacal sta procedendo al carotaggio del sito.
Abbiamo nel contempo già avanzato al Ministro la richiesta di addivenire a un nuovo accordo di programma quadro con l’obiettivo di pianificare le rimanenti risorse dell’ex articolo 20 di circa 300 milioni per nuove strutture,completamenti e ristrutturazioni. In sostanza la Regione avvia con oggi una nuova fase per la sanità calabrese che troverà una prima tappa nell’organizzazione degli STATI GENERALI DELLA SANITÀ che serviranno a confrontarsi su una proposta di riorganizzazione del SSR che verrà predisposta dalla Giunta e dal Consiglio e che confronteremo in modo aperto con tutti i soggetti per correggere gli errori e rendere più efficace la propria azione tecnica.
Gli elettori calabresi, ormai più di un anno fa, hanno conferito il loro mandato alla politica che ha l’onere e la responsabilità ma soprattutto la volontà di riappropriarsi della sua funzione di indirizzo nel superiore interesse dei Calabresi tutti, lasciando alla gestione commissariale la funzione tecnica, d’intesa e con il supporto con il Dipartimento, di far uscire nel più breve tempo possibile la Calabria dal commissariamento".

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